Giugno 5, 2007
Il califfo chiese a Laila: “Sei tu dunque colei per cui Majnun ha perso ragione e senno? Eppure non sei più bella di tante altre fanciulle.” Lei rispose, “Taci. Dici questo perché tu non sei Majnun!” Se ti fosse donata la vista di Majnun ammireresti i due mondi con un solo sguardo. Tu sei cosciente, mentre Majnun ha trasceso se stesso. In Amore esser desti è il peggiore dei tradimenti. Più l’uomo è desto, più all’Amore è cieco; esser desti, in Amore, è peggio che assopirsi.
Il dialogo tra il califfo e Layla parla di un amore che vede oltre l’apparenza, di un amore che guarda con lo sguardo del sogno.
Può sembrare una contraddizione ma non lo è: lo sguardo d’amore è lo sguardo cieco del profeta che -seppur cieco- sa vedere ‘dentro’ e ‘oltre’, perché non è distratto dall’esteriorità, dal ‘fenomeno’ nella sua realtà bruta, descrivibile e misurabile. Si tratta di un amore che proprio idealizzando l’Altro lo vede nelle sua realtà vera. Ne scopre le qualità migliori, l’Io più profondo, la Verità.
Guardando l’Altro con uno sguardo d’amore si scopre la sua autenticità. Solo chi vede l’altro nella sua verità può amarlo nutrendolo di un amore che è una spinta evolutiva e non una catena di possesso, punitiva e ostacolante: curare l’Altro, prendersi cura dell’Altro come si curerebbe un giardino splendido e con ciò curandosi… Un po’ come il giardiniere che la sera si ferma felice a innaffiare le piante dopo una giornata afosa: sa che il verde lo ama per questo ed è appagato dalla frescura che il verde gli offre in cambio.
Se ami la Verità dell’Altro, lo aiuti a crescere e l’Altro ti ricompenserà con l’ombra ristoratrice che cerchi.
Chi ama deve essere il terreno di coltura per il Sé dell’Altro: per le sue vere inclinazioni le sue passioni i suoi talenti, deve fargli da specchio -in noi, l’Altro si rifletterà com’è, e perciò vedrà rispecchiate le sue migliori qualità, non più distorte e negate dallo sguardo giudicante della norma e della società, della famiglia e dell’istituzione, di tutto ciò che può portare alla perdita di sé.
Io credo stia in questo il valore di un aspetto Luna/Urano e Venere/Nettuno:
amare in maniera avvolgente (Luna) l’IDENTITÀ dell’Altro (Urano) abbracciandolo in uno sguardo di amorevole madre; amare (Venere) ‘profeticamente’ (Nettuno), con la profonda intuizione dell’Altro e della sua Verità.
P. S. La mia Venere è questa: Venere in Cancro trigono all’Ascendente Scorpione al grado e a Nettuno (orbita di circa 4°) congiunta alla cuspide della Nona Casa.
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Pubblicato da Luca Morandini
Giugno 3, 2007
Urano e la Luna in trigono
Nettuno e Venere in trigono
[Sole in Cancro]
Nella mia esperienza del tutto personale (non saprei fare ‘teoria’) vedo l’aspetto di Urano alla Luna come un aspetto che rimette in equilibrio i piatti della bilancia: da una parte la tendenza alla fusione, all’amore che avvolge e si vuole far avvolgere tipici del Cancro e anche degli aspetti Venere-Nettuno; dall’altra, la forte consapevolezza della propria individualità (URANO), della propria indipendenza, del proprio Io…
Urano insinua nel desiderio fusionale della Luna e di Venere-Nettuno il dubbio della consapevolezza. Senza una forte coscienza di sé, la fusione con l’Altro e l’amore ‘oceanico’ e totale non potrebbero esistere: solo essendo noi stessi nella relazione possiamo ‘disperderci’, ‘nebulizzarci’ in essa senza per questo scomparire. L’Altro mi vuole per ciò che sono, voglio l’Altro per ciò che è. Senza questo ‘io sono’ ‘egli è’ (‘tu sei’) non potrebbe avvenire quel reciproco scambio fusionale che è nutrimento dato e ricevuto.
Naturalmente, bisogna coltivare quotidianamente Urano e la Luna, Venere-Nettuno [ricordiamoci che Venere è in esaltazione in Cancro http://it.wikipedia.org/wiki/Venere_(astrologia)] sopportando anche le contraddizioni ma con ben chiaro al centro del cuore il senso del viaggio, quella di vivere la relazione così:
Il califfo chiese a Laila: “Sei tu dunque colei per cui Majnun ha perso ragione e senno? Eppure non sei più bella di tante altre fanciulle.” Lei rispose, “Taci. Dici questo perché tu non sei Majnun!” Se ti fosse donata la vista di Majnun ammireresti i due mondi con un solo sguardo. Tu sei cosciente, mentre Majnun ha trasceso se stesso. In Amore esser desti è il peggiore dei tradimenti. Più l’uomo è desto, più all’Amore è cieco; esser desti, in Amore, è peggio che assopirsi.
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Pubblicato da Luca Morandini
Giugno 3, 2007
La relazione ’simbiotica’ la si può consapevolmente scegliere (in età adulta) sapendo perfettamente i propri confini e quelli dell’altro, ma filtrando attraverso di essi come i nutrienti attraverso la membrana della cellula. Diversamente, a un livello di consapevolezza inferiore, la simbiosi porta a fagocitare ed essere fagocitati, non a nutrire ed essere nutriti.
Io la vedo così… -si tratta di fare la scelta DOPO e solo dopo che l’autonomia in un certo grado è stata conquistata…
Forse è proprio in una frase come questa:
“In una relazione più siamo dipendenti meno liberi siamo e saremo perché dipendiamo da qualcun altro che può anche andarsene via” che traspare la paura della dipendenza come annullamento nell’altro e la tendenza ad erigere difese -”non voglio dipendere perché poi non voglio soffrire”.
Come affrontare il distacco e la perdita è una questione forse di ‘doloroso’ e adulto coraggio: sappiamo (banalmente) che non esiste la meta ma il viaggio. Lo sappiamo anche se tendiamo pavidamente a nascondercelo. Le cose -anche le più belle- sono soggette alla decadenza e alla morte. Comunque si trasformano, cambiano, diventano irriconoscibili. Anche le relazioni.
L’importante è fare ‘come se’: come se fosse per sempre, eterno e indissolubile. Un inganno ‘estetizzante’ che rende il viaggio bellissimo anche se la meta è ignota e forse irraggiungibile.
Love’s intoxication, my disintegration:
My heart’s beyond the need for food or sleep.
My body floats at sea; my feet and head
Are nowhere to be found; my soul has fled.
#1645, from Rumi’s Kolliyaat-e Shams-e Tabrizi
Edited by Badiozzaman Forouzanfar (Tehran, Amir Kabir, 1988).
Fonte: http://www.iranian.com/Arts/rumi.html#index
L’amore mi intossica e mi dissolve
Ho superato il bisogno del cibo, il bisogno di sonno
Il mio corpo galleggia sulla superficie delle acque; testa e piedi
non ci son più; l’anima mia se n’è fuggita via
[trad. mia]
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Pubblicato da Luca Morandini
Giugno 3, 2007
Il tuo amore, a me stesso, m’ ha rapito
Ho bisogno solo di te
Mi consumo giorno e notte
Ho bisogno solo di te
Nessun bene mi incanta
Nessuna miseria mi tormenta
Del tuo amore mi accontento
Ho bisogno solo di te
Il tuo amore uccide gli amanti
Li immerge in un mare d’ amore
Li riempie della tua immagine
Ho bisogno solo di te
Ai soufi le delizie del Colloquio
Ai devoti il paradiso e le uri
Che i Majnun cerchino la loro Leyla
Ho bisogno solo di te
Che mi si bruci d’ora in poi
Che si gettino le mie ceneri al vento
Le mie ceneri andranno proclamando:
Ho bisogno solo di te
Younous Emre è il mio nome
La mia fiamma aumenta di giorno in giorno
In questo mondo e nell’altro mondo
Ho bisogno solo di te
(Younous Emre)
Fonte: http://it.geocities.com/anna_feliziani/Younous_Emre.htm<p
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Pubblicato da Luca Morandini
Giugno 3, 2007
Il califfo chiese a Laila: “Sei tu dunque colei
per cui Majnun ha perso ragione e senno?
Eppure non sei più bella di tante altre fanciulle.”
Lei rispose, “Taci. Dici questo perché tu non sei Majnun!”
Se ti fosse donata la vista di Majnun
ammireresti i due mondi con un solo sguardo.
Tu sei cosciente, mentre Majnun ha trasceso se stesso.
In Amore esser desti è il peggiore dei tradimenti.
Più l’uomo è desto, più all’Amore è cieco;
esser desti, in Amore, è peggio che assopirsi.
È lo stato di veglia a incatenare i nostri spiriti,
quando le anime nostre sono in preda a inutili brame,
a possesso e perdita, al timore dell’abbandono.
Allora non vi è più purezza, né dignità, né onore,
né desiderio di ascendere al cielo.
È davvero assopito colui che insegue ogni desìo
e che su ogni quisquilia intavola discussioni.
Fonte: http://guide.dada.net/filosofie_orientali/interventi/2005/04/208138.shtml
Corsivi miei.
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Pubblicato da Luca Morandini
Giugno 3, 2007
Majnun e Layla sono i più celebri amanti della letteratura araba. Equivalenti a Paolo e Francesca o a Giuletta e Romeo. Dice la storia:
Harun aveva sentito parlare dell’amore di Majnûn [Qays] per Layla e desiderava vedere questa famosa bellezza. Avendo fatto venire Layla, non la trovò per niente straordinaria. Chiamò allora Majnûn e gli disse: “Questa Layla, la cui bellezza ti ha messo in questo stato, non è così bella come credi” Majnûn rispose: “La bellezza di Layla è senza difetti, ma il tuo occhio è fallace. Per riconoscere la sua bellezza bisogna avere l’occhio di Majnûn “.
Majnun, estenuato dall’amore, offre a Layla la sua stessa vita. Layla rifiuta, vuole qualcos’altro. Tutto ciò che mi rimane in questo mondo, dice Majnun, è un semplice ago: lo uso per estrarmi le spine, quando l’amore mi spinge a strisciare sui rovi del deserto. Quel dono accetta Layla. “Era proprio questo ciò che volevo da te – dice. – Se tu sei sincero in amore, a cosa ti serve quest’ago? Se nella ricerca di un amante come me, o animo afflitto, una spina si infila nel tuo piede, non è lecito toglierla con un ago. Liberarsene non è atto di un amante fedele. È una spina preziosissima, quella: fa da guida sul sentiero dell’unione. Estrarla con l’ago è una colpa. Tutto in realtà è una colpa per l’amante: egli non può che bere il suo proprio sangue”
Fonte: http://www.bielle.org/Artisti/RadiodervishDiscografia.htm
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Pubblicato da Luca Morandini
Giugno 3, 2007
Nettuno pretende la fusione totale con l’altro.
Cito:
La tendenza ad annullare la propria personalità in un rapporto, ad idealizzare, illudersi, non accettare la realtà, prendere abbagli clamorosi, la sensazione che nessuno possa soddisfare le proprie aspettative, sono caratteristiche ricorrenti nei soggetti con precisi aspetti astrologici, quali Venere in dodicesima casa o in aspetto forte con Nettuno, la quinta casa nel segno dei Pesci o con il suo governatore comunque in relazione a Nettuno/Pesci/dodicesima casa.
http://www.lealidiermes.net/Astrologia_Nettuno.htm
Se Nettuno è l’ottava superiore di Venere, un trigono di Venere a Nettuno dovrebbe amplificare le tendenze nettuniane in fatto di relazioni.
La mia esperienza di nettuniano* conferma quest’ipotesi.
La tendenza a illudersi e a idealizzare l’oggetto d’amore nei confronti del quale si nutrono aspettative così elevate da essere difficilmente soddisfatte. Ma anche la capacità di vivere il lato romantico dell’amore con una intensità che non si esaurisce e si rinnova quotidianamente. (L’ambivalenza del simbolo…)
[*Nettuno in Scorpione congiunto all’Ascendente, trigono a Venere in Cancro, e naturalmente Quinta Casa in Pesci]
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Pubblicato da Luca Morandini