Amore cieco, amore profetico

Il califfo chiese a Laila: “Sei tu dunque colei per cui Majnun ha perso ragione e senno? Eppure non sei più bella di tante altre fanciulle.” Lei rispose, “Taci. Dici questo perché tu non sei Majnun!” Se ti fosse donata la vista di Majnun ammireresti i due mondi con un solo sguardo. Tu sei cosciente, mentre Majnun ha trasceso se stesso. In Amore esser desti è il peggiore dei tradimenti. Più l’uomo è desto, più all’Amore è cieco; esser desti, in Amore, è peggio che assopirsi.

Il dialogo tra il califfo e Layla parla di un amore che vede oltre l’apparenza, di un amore che guarda con lo sguardo del sogno.
Può sembrare una contraddizione ma non lo è: lo sguardo d’amore è lo sguardo cieco del profeta che -seppur cieco- sa vedere ‘dentro’ e ‘oltre’, perché non è distratto dall’esteriorità, dal ‘fenomeno’ nella sua realtà bruta, descrivibile e misurabile. Si tratta di un amore che proprio idealizzando l’Altro lo vede nelle sua realtà vera. Ne scopre le qualità migliori, l’Io più profondo, la Verità.

Guardando l’Altro con uno sguardo d’amore si scopre la sua autenticità. Solo chi vede l’altro nella sua verità può amarlo nutrendolo di un amore che è una spinta evolutiva e non una catena di possesso, punitiva e ostacolante: curare l’Altro, prendersi cura dell’Altro come si curerebbe un giardino splendido e con ciò curandosi… Un po’ come il giardiniere che la sera si ferma felice a innaffiare le piante dopo una giornata afosa: sa che il verde lo ama per questo ed è appagato dalla frescura che il verde gli offre in cambio.

Se ami la Verità dell’Altro, lo aiuti a crescere e l’Altro ti ricompenserà con l’ombra ristoratrice che cerchi.

Chi ama deve essere il terreno di coltura per il Sé dell’Altro: per le sue vere inclinazioni le sue passioni i suoi talenti, deve fargli da specchio -in noi, l’Altro si rifletterà com’è, e perciò vedrà rispecchiate le sue migliori qualità, non più distorte e negate dallo sguardo giudicante della norma e della società, della famiglia e dell’istituzione, di tutto ciò che può portare alla perdita di sé.

Io credo stia in questo il valore di un aspetto Luna/Urano e Venere/Nettuno:
amare in maniera avvolgente (Luna) l’IDENTITÀ dell’Altro (Urano) abbracciandolo in uno sguardo di amorevole madre; amare (Venere) ‘profeticamente’ (Nettuno), con la profonda intuizione dell’Altro e della sua Verità.

P. S. La mia Venere è questa: Venere in Cancro trigono all’Ascendente Scorpione al grado e a Nettuno (orbita di circa 4°) congiunta alla cuspide della Nona Casa.

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