Sempre loro. Ora avranno 45 anni.
Lei -capelli lunghi mossi lasciati (quasi senza intenzione) grigi. Una donna non bella (se con ciò si intende un’armoniosa e non perfezionabile proporzione di forme). Ma che stile! -un’aura di eleganza consapevole eppure rilassata la circonda, accompagnando passi che non hanno incertezze. Colori accuratamente sobri: il verde che puoi trovare sull’altro lato delle foglie di salvia; bianco; ocra. Niente trucco e una scelta attenta di qualche ciondolo ‘tendenzialmente’ etno-folk. Nessuno sguardo seduttivo lanciato con noncuranza a saggiare la propria sperata avvenenza. Nessuno. Parla a voce bassa, inclinandosi appena verso il compagno, sicura dell’attenzione ricevuta.
Lui -scuro, abbronzato, fisico giusto, allenato senza eccessi. Un viso dai tratti maschili, dolce, però, con qualcosa di un puttino-sguardo-serio appena sceso da un soffitto affrescato della Mantova dei Gonzaga. T-shirt aderente nera e pantaloni di lino marrone comodi comodi (scendono larghi sui sandali scuri sobri e leggeri). ll quotidiano sotto braccio, lo sguardo intento, concentrato, dietro gli occhiali dalla spessa montatura nera. Ascolta e commenta le parole della donna. Ascolta con attenzione senza sforzo, senza tensione. Si nota l’abitudine al dialogo, l’esercizio dell’intensità. Nulla lo distrae, nulla lo attrae fuori dall’orbita dell’anima che gli sta a fianco. Il suo sguardo non segue nessuna traiettoria eccentrica. Lui è solo ’suo’, è assolutamente presente alla sua compagna, e con ciò anche a se stesso.
Sempre loro. Sempre così. Li vedo passeggiare così da vent’anni. Ho visto i loro venti e i loro trenta. Ho immaginato il lavoro e la vita in comune. Qualcosa di loro so. Mi è stato detto. Dalle scuole superiori. Un sodalizio indissolubile. Una scelta definitiva senza incertezze. Vivono ancora giovani sulla loro astronave, esplorando mondi un anno dopo l’altro. Li vedi insieme e intuisci il progetto. Insieme hanno un senso e una direzione. Immagino una vita di interessi comuni. Ecco, l’uno il terreno dell’altro, ricco e fertile, umido e accogliente per nuovi semi in germoglio. Li ho visti anche soli, senza la metà combaciante. Ma sentivo la sicurezza di essere in una solitudine condivisa -l’altro dentro di te. Un bagaglio leggero, una voce interiore, l’altro: un basso continuo che accompagna le armonie dell’io-me. Che sarebbero le parole tormentate di Anthony Kiedies senza l’intensità sensuale del basso di Flea? Triste e monodimensionale un’io separato, un solista che ha voluto uscire dal gruppo, ma lì -solo sul palco- perde ogni contatto e lascia il pubblico freddo e restio al bis…
Lui e Lei -Loro, eterni, monumentale sfida alla fragilità del cuore.
Forse non l’ho ancora detto, ma li ho visti tenersi per mano.
(Appoggio il palmare accanto alla tazza vuota di un lungo amarissimo caffè. Guardo senza interesse la cameriera cubana -mi viene incontro la sorridente nostalgia di un desiderio d’altro).
Pubblicato da Luca Morandini 