Le due regine di Poseidone-Nettuno

Luglio 21, 2009

Interessante (a proposito del sovrabbondante amore nettuniano) questa citazione dalla voce ‘Poseidone’ di Wikipedia:

<…se si fa affidamento sulle tavolette d’argilla in scrittura Lineare B giunte fino a noi, nell’antica città di Pilo era considerato il più importante tra gli dei; in queste iscrizioni il nome PO-SE-DA-WO-NE (Poseidone) ricorre con frequenza molto maggiore rispetto a DI-U-JA (Zeus).

Si trova anche una variante femminile dello stesso nome, PO-SE-DE-IA, il che indica l’esistenza di una dea compagna di Poseidone che in tempi successivi venne dimenticata.

Le tavolette rinvenute a Pilo riportano la memoria di sacrifici in onore de “Le due regine e Poseidone” oppure “Le due regine ed il re”. L’identità che più facilmente può essere attribuita alle “due regine” è quella di Demetra e Persefone o di due dee loro antesignane…>

[fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Poseidone]

Amore cieco, amore profetico

Giugno 5, 2007

Il califfo chiese a Laila: “Sei tu dunque colei per cui Majnun ha perso ragione e senno? Eppure non sei più bella di tante altre fanciulle.” Lei rispose, “Taci. Dici questo perché tu non sei Majnun!” Se ti fosse donata la vista di Majnun ammireresti i due mondi con un solo sguardo. Tu sei cosciente, mentre Majnun ha trasceso se stesso. In Amore esser desti è il peggiore dei tradimenti. Più l’uomo è desto, più all’Amore è cieco; esser desti, in Amore, è peggio che assopirsi.

Il dialogo tra il califfo e Layla parla di un amore che vede oltre l’apparenza, di un amore che guarda con lo sguardo del sogno.
Può sembrare una contraddizione ma non lo è: lo sguardo d’amore è lo sguardo cieco del profeta che -seppur cieco- sa vedere ‘dentro’ e ‘oltre’, perché non è distratto dall’esteriorità, dal ‘fenomeno’ nella sua realtà bruta, descrivibile e misurabile. Si tratta di un amore che proprio idealizzando l’Altro lo vede nelle sua realtà vera. Ne scopre le qualità migliori, l’Io più profondo, la Verità.

Guardando l’Altro con uno sguardo d’amore si scopre la sua autenticità. Solo chi vede l’altro nella sua verità può amarlo nutrendolo di un amore che è una spinta evolutiva e non una catena di possesso, punitiva e ostacolante: curare l’Altro, prendersi cura dell’Altro come si curerebbe un giardino splendido e con ciò curandosi… Un po’ come il giardiniere che la sera si ferma felice a innaffiare le piante dopo una giornata afosa: sa che il verde lo ama per questo ed è appagato dalla frescura che il verde gli offre in cambio.

Se ami la Verità dell’Altro, lo aiuti a crescere e l’Altro ti ricompenserà con l’ombra ristoratrice che cerchi.

Chi ama deve essere il terreno di coltura per il Sé dell’Altro: per le sue vere inclinazioni le sue passioni i suoi talenti, deve fargli da specchio -in noi, l’Altro si rifletterà com’è, e perciò vedrà rispecchiate le sue migliori qualità, non più distorte e negate dallo sguardo giudicante della norma e della società, della famiglia e dell’istituzione, di tutto ciò che può portare alla perdita di sé.

Io credo stia in questo il valore di un aspetto Luna/Urano e Venere/Nettuno:
amare in maniera avvolgente (Luna) l’IDENTITÀ dell’Altro (Urano) abbracciandolo in uno sguardo di amorevole madre; amare (Venere) ‘profeticamente’ (Nettuno), con la profonda intuizione dell’Altro e della sua Verità.

P. S. La mia Venere è questa: Venere in Cancro trigono all’Ascendente Scorpione al grado e a Nettuno (orbita di circa 4°) congiunta alla cuspide della Nona Casa.


Sullo stato di Amore e il trascendimento di sé che esso provoca.

Giugno 3, 2007

Il califfo chiese a Laila: “Sei tu dunque colei
per cui Majnun ha perso ragione e senno?
Eppure non sei più bella di tante altre fanciulle.”
Lei rispose, “Taci. Dici questo perché tu non sei Majnun!”
Se ti fosse donata la vista di Majnun
ammireresti i due mondi con un solo sguardo.
Tu sei cosciente, mentre Majnun ha trasceso se stesso.
In Amore esser desti è il peggiore dei tradimenti.
Più l’uomo è desto, più all’Amore è cieco;
esser desti, in Amore, è peggio che assopirsi.

È lo stato di veglia a incatenare i nostri spiriti,
quando le anime nostre sono in preda a inutili brame,
a possesso e perdita, al timore dell’abbandono.
Allora non vi è più purezza, né dignità, né onore,
né desiderio di ascendere al cielo.
È davvero assopito colui che insegue ogni desìo
e che su ogni quisquilia intavola discussioni.


Fonte: http://guide.dada.net/filosofie_orientali/interventi/2005/04/208138.shtml

Corsivi miei.


Majnun e Layla

Giugno 3, 2007

Majnun e Layla sono i più celebri amanti della letteratura araba. Equivalenti a Paolo e Francesca o a Giuletta e Romeo. Dice la storia:

Harun aveva sentito parlare dell’amore di Majnûn [Qays] per Layla e desiderava vedere questa famosa bellezza. Avendo fatto venire Layla, non la trovò per niente straordinaria. Chiamò allora Majnûn e gli disse: “Questa Layla, la cui bellezza ti ha messo in questo stato, non è così bella come credi” Majnûn rispose: “La bellezza di Layla è senza difetti, ma il tuo occhio è fallace. Per riconoscere la sua bellezza bisogna avere l’occhio di Majnûn “.

Majnun, estenuato dall’amore, offre a Layla la sua stessa vita. Layla rifiuta, vuole qualcos’altro. Tutto ciò che mi rimane in questo mondo, dice Majnun, è un semplice ago: lo uso per estrarmi le spine, quando l’amore mi spinge a strisciare sui rovi del deserto. Quel dono accetta Layla. “Era proprio questo ciò che volevo da te – dice. – Se tu sei sincero in amore, a cosa ti serve quest’ago? Se nella ricerca di un amante come me, o animo afflitto, una spina si infila nel tuo piede, non è lecito toglierla con un ago. Liberarsene non è atto di un amante fedele. È una spina preziosissima, quella: fa da guida sul sentiero dell’unione. Estrarla con l’ago è una colpa. Tutto in realtà è una colpa per l’amante: egli non può che bere il suo proprio sangue”

Fonte: http://www.bielle.org/Artisti/RadiodervishDiscografia.htm