Non è sacrificio

Ottobre 14, 2009

…l’amore non è sacro, non è sacrificio di sé, non è rinuncia, non è mancanza e frustrazione… l’amore è libertà di essere ciò che si è e felicità di essere con un altro.

[LM]


Falco!

Luglio 21, 2009

Dopo un sogno particolarmente vivido e carico di ‘mana’ (come direbbe Jung) che ha avuto come protagonista un falco (e come personaggi di contorno: una rondine, un gufo, un’aquila) eccomi a cercare sul web qualcosa sul significato del simbolo.

Devo dire che mi sono pienamente riconosciuto nella descrizione del falco (vedi più sotto: Le persone falco).
Qualche caratteristica che mi pare di intravvedere comune al tipo ‘falco’ e al tipo ‘nettuniano’:
sognatore
molto romantico
entusiasta e trascinatore

Ed ecco qui sotto quel che si scrive sul falco come animale totem in un ottimo blog post (riporto il link alla fine dell’articolo)…

Il falco come animale totem

Nella tradizione europea, il Falco rappresenta il cacciatore ed è associato con la divinità germanica del cielo Wodan. Nella cultura europea il Falco invece è considerato un simbolo di guerra. Come animale totem,  rappresenta il potere della visione, la sapienza e la tutela. Il Falco porta con sé un messaggio di transizione e di cambiamento, lezioni che si applicano forse nella vostra ricerca interiore, nel lavoro, nella carriera, ecc…
Il nome del falco pellegrino, deriva dal latino e significa straniero, perché è un uccello migratore che si trova in tutto il mondo e tende a viaggiare a grandi distanze. Il falco Pellegrino è usato in falconeria per la sua intelligenza, la sua natura appassionata e le incredibili capacità di afferrare la sua preda. Il Falco come animale totem ci incoraggia a elaborare una precisa strategia prima di mirare ai nostri obiettivi. Il falco ti dice che devi avere un preciso intento. Quando appare, siamo chiamati a concentrarci sui  nostri desideri al fine di riuscire a tradurre in pratica i nostri sogni. Il fatto che il Falco è una creatura solare può significare che c’è qualcosa nella vostra vita verso la quale nutrite una profonda passione. Il Falco vi chiede di coltivare questa passione e di fare tutto il possibile per trarre da questa vocazione i massimi risultati, sia per beneficio vostro, sia per offrire il vostro talento al mondo. Rendi dunque la tua passione una realtà da perseguire, con metodo e con il potere della tattica, proprio come fa il Falco  quando si avventa sulla sua preda.

Le persone falco

Le persone falco, sono ottimi leader e pionieri. Come il loro animale Totem, partono in picchiata e si lanciano con passione ed entusiasmo in nuove imprese. Amano salire molto il alto, perché sono ambiziosi e i loro ideali sono elevati. Come il falco le persone che si identificano in questo Totem sono dei cacciatori, e la loro preda sarà un nuovo progetto, un’idea brillante, oppure una nuova avventura o un viaggio, fisico o spirituale. Quando vogliono qualcosa sono molto audaci e intraprendenti. Caratterialmente sono esuberanti, energici e iperattivi, e la loro natura ottimistica li porta a superare delusioni e fallimenti, elevandosi al di sopra dei problemi e degli ostacoli che incontrano. Le persone falco hanno uno spiccato individualismo, e se non trovano qualcuno che collabori a un progetto, sono pronti a partire anche da soli. La loro immaginazione fervida li rende dei sognatori, sono capaci di contagiare gli altri anche a costo di esagerare le cose, romanzando gli eventi. Estremamente passionali e romantici, in amore cercano la storia importante, il principe o la principessa, che rappresenti il loro unico e vero amore. Per natura però sono possessivi e gelosi e possono aspettarsi troppo dal loro partner. Fisicamente sono ardenti e impulsivi e devono imparare a essere pazienti, tenendo conto anche dei bisogni del partner. La missione di vita dei falchi è quella di intraprendere qualcosa, prendere l’iniziativa e far partire i progetti. Il loro obiettivo è quello di maturare più esperienze possibili e devono tenere a freno il narcisismo, che deriva dal voler fare le cose sempre a modo loro.

La sfida delle persone falco

Poiché la loro peculiarità e quella di iniziare le cose, devono imparare a sviluppare la perseveranza, per portare a termine quello che hanno intrapreso. La loro natura focosa li spinge a lanciarsi con entusiasmo in nuove imprese, ma non sempre hanno la pazienza di aspettare che i frutti delle loro azioni siano maturati. Dal punto di vista relazionale, devono invece imparare a moderare la loro franchezza perché il loro approccio diretto e la mancanza di tatto, può ferire le persone. Non essendo dei buoni diplomatici devono imparare ad essere tolleranti con chi non è dinamico o veloce come loro. Poiché il loro elemento è il fuoco, devono controllare l’impulsività e la suscettibilità, evitando di lasciarsi trasportare dalla vanità e dall’orgoglio. Visto che per le persone falco è solo il presente che conta, devono anche imparare a stabilire degli obiettivi a medio e lungo termine, pianificando il loro futuro, per evitare di cambiare continuamente direzione. La lezione di vita dei falchi e dunque quella di seguire il loro spirito pionieristico,  controbilanciando però il loro individualismo sfrenato con il servizio agli altri, per poter felicemente portare a terra i doni che attingono dal cielo.

[fonte: http://animalitotem.wordpress.com/2008/02/25/il-simbolismo-del-falco/]

If your Neptune is in the First House…

Luglio 17, 2009

You’re very receptive to your environment and a psychic sponge. You’re also very permeable to negative energy — and can find yourself compulsively drawn to it — so be aware of soaking up negative energy from other people. You can go a number of ways with such a strong position of Neptune: drugs, theater, music, dance, religion, mysticism are some. The theme is piercing the veil of the material world and going beyond appearances into universal truth, becoming at-one with the way things are. Your life can be disoriented and confused until you give up trying to satisfy yourself and gain some spiritual orientation. Learning to surrender your ego through such disciplines as meditation, Tai-Chi, yoga, psycho-drama, or emotionally based psychotherapies would be centering and helpful. Learning to not react to life emotionally would also help. You’re being asked to sacrifice the personal and what your separate self wants. You’re also a real charmer, and able to enchant others and bring them under your spell. You’re idealistic, have a strong imagination, and are able to see and feel the unity behind peoples and things.

If Neptune is within 10° of the ascendant it is conjunct the ascendant, and much of the foregoing is even more strongly emphasized.

[fonte: http://www.myastrologybook.com]

Neptune: the higher octave of personal love, Venus

Luglio 17, 2009

Neptune, divine compassion, is the higher octave of personal love, Venus. Where Venus says, “I’ll love you if you love me.” Neptune says, “I love you because it’s my nature to love. You are worthy of love because you exist.” Neptune’s vibration is neither of matter nor of this Earth. It rules all that is subtle, mysterious, ill-defined and not material: sensitivity, suffering, compassion, music, dance, theater, film, dreams, fog, mist, drugs, alcohol, anesthesia, illusion, deception, obligation, the psychic, mediumistic and the mystical. Neptune rules Pisces, the sign of compassion, and the pineal gland and the feet in the human body; it is exalted in Cancer. Its key phrase is “Serve or suffer.”

[fonte: http://www.myastrologybook.com]

“Et ignotas animum dimittit in artes”

Luglio 16, 2009

Spetta all’anima nettuniana trasformare gli impulsi profondi dell’ispirazione in espressioni intelligibili all’umanità ed alla parte più razionale dell’individuo, come ricorda Ovidio nelle Metamorfosi:

“Et ignotas animum dimittit in artes”

È così che anche i messaggi, individuali e cosmici, di alta sacralità sono tradotti in manifestazioni artistiche di cui si può cogliere la bellezza e la profondità grazie all’azione mediatica nettuniana, pur non conoscendone l’origine, che rimane ignota ed avvolta da una altrettanto nettuniana fitta nebbia.

Giovanni Pelosini [fonte: http://www.convivioastrologico.it/eventi/CONVEGNO%20ROMANO/MINIRELAZIONI/Mini%20Relazione%20di%20Giovanni%20Pelosini.htm]

Su Lucky Man dei Verve [Terza Parte]

Settembre 9, 2007

Ritorno alle strofe di Lucky Man.

“Happiness/More or less” Felicità/più o meno… “Happiness/Coming and going” Felicità/che va e viene

Qui si parla di incompiutezza: mai nulla si compie una volta per sempre, tutto è soggetto alla legge del mutamento (Happiness/Coming and going) E si parla di ambivalenza e di contraddizione (Happiness/More or less): anche nella felicità si mescolano luci e ombre, il che ne fa un’esperienza davvero piena. Infatti, la felicità (adulta e consapevole) non è esente da una certa quota di dolore -si tratta del dolore e del lutto che si accompagnano alla coscienza della finitezza e della incompiutezza di ogni cosa: il Paradiso non esiste, non esiste il per sempre della gioia e dell’amore.

Questo tipo speciale di felicità segue al ’so chi sono’ e al ’so qual è il mio posto nel mondo’ ovvero alla consapevolezza della propria verità. Infatti:

“Happiness/Coming and going/I watch you look at me/Watch my fever growing/I know just where I am” Felicità/che va e viene/Ti guardo guardarmi/Guarda la mia febbre che sale/So esattamente dove mi trovo

Qui importante è quel So esattamente dove mi trovo, ribadito più avanti da una strofa bellissima che dice: “Happiness/Something in my own place/I’m stood here naked/Smiling, I feel no disgrace/With who I am”

Un uomo, arrivato alla luminosa anche se sofferta coscienza di sè (so dove mi trovo, so chi sono), si sente in pace, a posto con se stesso, nudo ai propri occhi, perché senza illusioni e senza mascheramenti, perché finalmente libero dai condizionamenti di un Io onnipotente e infantile a cui ha dovuto e potuto rinunciare:
La felicità/è qualcosa che c’entra col mio posto nel mondo/Sto qui in piedi, nudo/Sorrido e non mi vergogno /Di chi sono (I feel no disgrace with who I am, bellissimo in inglese)

“But how many corners do I have to turn?/How many times do I have to learn/All the love I have is in my mind?” Ma quante svolte/ma quante volte per imparare/Che tutto l’amore che ho, è in me?

“Gotta love that’ll never die” È mio l’amore che non morirà mai

Qui un uomo -passo dopo passo, esperienza dopo esperienza- conquista una forma di sentimento molto speciale: venuta meno la proiezione del sentimento su un oggetto esterno (chi non si è mai illuso che quella donna o quell’uomo potesse rappresentare la realizzazione definitiva dell’Amore con la ‘A’ maiuscola, la risoluzione finale di tutti i nostri problemi e insicurezze in merito?), al suo posto si insedia la serena coscienza che l’amore viene dal nostro sè più autentico e profondo e che ne siamo noi stessi la fonte, inesauribile (love that’ll never die).

Naturalmente è una coscienza sempre molto realisticamente misurata: la propria individuazione, amare l’uomo/la donna che si è e con ciò la vita e il mondo, si sa, è un duro lavoro di acquisizione mai definitiva: But how many corners do I have to turn?/How many times do I have to learn…


Su Lucky Man dei Verve [Seconda Parte]

Settembre 9, 2007

La parola-chiave della prima strofa di Lucky Man è ‘liberty’ (libertà) associata a ‘happiness’ (felicità) e a ‘change’ (cambiamento).
Ecco, credo che Lucky Man parli di questo, di cambiamento, di libertà, di gioia.

L’accettazione dei confini (dei propri limiti), il venire a patti con le proprie contraddizioni, la rinuncia ad ogni pretesa di completezza e di perfezione producono uno scarto decisivo, la svolta verso il cambiamento interiore e la scoperta della propria identità.
‘Sapere’ chi si è veramente, avvicinarsi alla propria verità, riconoscersi nei propri limiti è l’inizio della trasformazione, il passaggio dalle illusioni dell’io verso la coscienza di sè.

E qui sta la vera libertà: nell’essersi riconosciuti, dopo essersi guardati in faccia senza compassione ma anche senza riprovazione, consapevoli della propria solitudine e del suo valore; nel riconoscersi condizionati e limitati, e nel saperlo accettare serenamente.
E da qui scaturisce, del tutto spontaneamente, una gioia controllata, senza strepiti e grida, sussurrata ma non per questo meno intensa: la vera gioia del cuore.


Su Lucky Man dei Verve [Prima Parte]

Settembre 9, 2007

Richard Ashcroft ha avuto l’occasione di commentare così la sua ‘Lucky Man’:

“Penso che riguardi lo scoprire che hai un sacco d’amore intorno e ‘Ain’t I a lucky man cos I’ve discovered it.’ Di solito, nella vita non sai quello che hai finchè non l’hai perso, e talvolta ti svegli quando è già troppo tardi. Non voglio dire alla gente che il mondo è merda e non voglio averne niente a che fare, ma solo che qualche volta bisogna sorridere e abbracciare le belle cose che hai nella tua vita. Bisogna sempre avere una speranza e prima o poi qualcosa succederà”

Lucky Man è una canzone ai vertici delle mie preferenze, soprattutto negli ultimi tempi: certo non più attuale (è del ‘97), ma è salita alla ribalta della mia cronaca interiore. A mio avviso, il testo si presta a interpretazioni che vanno al di là di quel che ne può aver detto lo stesso Ashcroft.

È una canzone che porta in dono una serenità disincantata ma non cinica, malinconica ma non depressiva.

È un inno che celebra la bellezza della sofferenza, ineliminabile e necessaria maestra di vita, quel tipo di sofferenza speciale che il rinunciare alle illusioni di onnipotenza dell’Io inevitabilmente comporta.

È la poesia della tranquilla, equilibrata forza interiore che segue una così difficile presa di coscienza.

Nella sua assoluta semplicità, dice molto su come ci si senta dopo aver capito i propri limiti e le proprie possibilità, dopo aver serenamente accettato le proprie contraddizioni, dopo aver finalmente rinunciato all’illusione di un Io coerente, monolitico, perfetto.

È il canto libero e spontaneo di chi si è guardato allo specchio e si è piaciuto, così come è diventato, così come si è trasformato nel corso di un viaggio (mai finito) verso se stesso, la propria Verità, il proprio vero Sè.

Il testo lo trovate qui